Martedì della quinta settimana di Pasqua (Gv 14,27-31a)
Nel cenacolo, dopo la cena, Gesù annuncia ai discepoli il dono della pace; nel cenacolo ancora, il vespro di Pasqua, egli stesso fa seguito al suo annuncio e dona la pace salutando per due volte gli amici con il "pace a voi".
La pace di Cristo è dono del Risorto alla chiesa, dono che scaturisce dalla morte e dalla risurrezione del Signore, bene supremo annunciato nella notte di Natale dagli angeli e ora reso accessibile ai credenti in virtù della Pasqua. Essa trascende le convenienze umane, non è frutto di intese e di accordi di potere e compromesso né è minacciata continuamente da pericoli e rischi, ma permane immutabile; si esprime nella gioia, nella letizia, nel servizio e nella dedizione che abitano il cuore riconciliato con Dio ("Giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo" - Rom 5,1). La pace di cui Cristo risorto ci fa dono mediante la fede è il segno della nostra avvenuta riconciliazione con il Padre, è, dunque, di origine soprannaturale; è la spia che dimora in noi il Signore vivo e vivificante nello Spirito. Contemplandola, domandiamo a Gesù che siamo sempre conservati in essa.