Lunedì della quinta settimana di Quaresima.
L’episodio del perdono dell’adultera (Gv 8,1-11) ci offre l’occasione per parlare dei primi due peccati contro lo Spirito Santo: la disperazione della salvezza e la presunzione di salvarsi senza merito.
I peccati contro lo Spirito sono quei peccati «il cui perdono è molto difficile» (Catechismo Romano del Concilio di Trento) perché il cuore del peccatore si chiude alla grazia di Dio e all’azione dello Spirito Santo che è quella di operare la conversione e la santificazione dell’uomo. Molto difficile non significa, però, impossibile: tutto, infatti, è possibile a Dio, anche il «trovare la via del perdono e della guarigione che talora sana spiritualmente anche costoro in una maniera quasi prodigiosa» (San Tommaso d’Aquino).
Disperare della salvezza e presumere di conseguirla senza meritarla: due facce di una medesima medaglia, quella della superbia dell’uomo che pensa di poter fare a meno di Dio e ripone in sé, nella propria energia, nelle proprie forze e capacità, ogni speranza e volere. Con il risultato che da un lato finisce per disperare nel dover prendere atto (e la vita si incarica di questo) che è un niente, nulla più che un fuscello sbattuto dal vento, lui che prima si credeva chi sa chi e adesso non sa dove aggrapparsi; dall’altro si illude di poter far tutto da sé e a meno del dono dell’amore di Dio (il merito) e in tal modo realizzare la propria vita.
«Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
La salvezza è dono, dono gratuito che procede da una volontà di misericordia e di bene inaspettata e imprevista. Per questo si può sperarla. Per questo – poiché essa è dono che riceviamo, non esito del nostro autonomo sforzo – nessuna avversità, nessun peccato, nessuna fragilità che si trovasse in noi ha la forza di farla venir meno.
Riconoscerlo ci preserva dalla superbia e dall’idolatria di noi stessi; ci fa tendere le mani a colui che ne è la fonte e la dispensa nella sua misericordia, accorgere che, se merito c’è, questo è tutto di Dio: la nostra parte sta tutta nell’aprirgli il cuore e obbedire alla sua parola.
