12 marzo 2020: giovedì della seconda settimana di Quaresima.
«La salvezza è per gli umili, per coloro che riconoscendo la loro totale dipendenza da Dio, ricevono dalle sue mani qualsiasi situazione prospera o avversa – benessere o indigenza, felicità o tribolazioni – senza esaltarsi e senza indispettirsi. L’umiltà consiste fondamentalmente nell’accettare la propria condizione di creature le quali non hanno niente di proprio, ma tutto quanto possiedono – nell’ordine dell’essere e dell’agire – l’hanno ricevuto da Dio» (da Intimità divina p. 266).
Questo commento al vangelo di oggi, la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, mi sembra calzante per vivere, nel segno della fiducia nella Provvidenza, la situazione presente. Se è vero ciò che preghiamo nel quarto prefazio di Quaresima, che «con il digiuno quaresimale tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, infondi la forza e doni il premio per Cristo nostro Signore», la virtù dell’umiltà, nei termini sopra descritti, è condizione indispensabile perché il digiuno quaresimale porti i frutti sperati e attesi dalla liturgia, che potremmo riassumere in un profondo rinnovamento spirituale.
Il digiuno eucaristico, che ci è chiesto, accolto con umiltà, porti davvero un cambiamento profondo nella nostra vita, una rinnovata comprensione e un deciso attaccamento al sacramento, Cristo dato per noi; riempiamo il digiuno dalla celebrazione eucaristica con tanta, tanta e fiduciosa, accorata, preghiera e con fervorosa e instancabile carità.
Adesso il Signore ci domanda questo, per i motivi che Egli solo sa. Se ciò ci porterà a riconoscere ed accettare, con maggior e più chiara evidenza agli occhi del cuore, la nostra condizione di creature e ad aprirci nella carità al prossimo, avremo percorso un bel tratto di strada nella vittoria sulle nostre passioni, l’elevazione dello spirito, l’infusione della forza e il dono del premio in Cristo.
